| |
13 lug 2009 RANIERI, QUANTE VITE NEL SEGNO DEL CORAGGIO

Domenica 12 Luglio 2009
Ravello
PER innervare di poesia il suo nuovo spettacolo, Chi nun tene curaggio nun se cocca ch’e femmene belle, titolo profano e religiosa ispirazione, scritto assieme a Gualtiero Peirce, Massimo Ranieri ha commissionato a Ravello un mare specchiato, calmo, striato di luce lunare. E una luna piena e rossa, proprio come quella che Virgilio, nelle Bucoliche, dice essere stregata, foriera di sortilegi. Il tema l’ha avuto dal Festival che il professor Domenico De Masi cura ogni anno, con passione, per Villa Rufolo: il Coraggio (nel 2010 la rassegna tratterà invece la Follia). Ci si è gettato a capofitto, miscelando, come sa fare sempre meglio, teatro e musica, tradizione e innovazione, classico e pop. Il risultato? Novanta minuti da ricordare, che l’artista napoletano porterà anche a Spoleto e in altre piazze a partire da settembre.
Non si tratta di un semplice viaggio nel teatro/canzone partenopeo. Potrebbe sembrarlo a uno sguardo superficiale, dato che Ranieri non lesina scelte plateali quali O’ zappatore di meroliana memoria (cantato, giura, a distanza di 36 anni dall’ultima volta) o la sublime romanza Era de maggio, con i versi di Salvatore di Giacomo. Al contrario, proprio da questi clamorosi esempi di efficacia e popolarità, rispettivamente legati al coraggio-dignità e al coraggio d’amore, trae il mistero di un percorso inedito, pieno di anse, di volute trappole alle quali sfuggire, di traguardi nuovi, di intensi “non detto”. C’è un Pino Daniele iniziale che diventa Viviani, duro, scabroso, strafottente. C’è uno strepitoso Cirano di Francesco Guccini preceduto dai versi di Rostand e da un accenno di duello con il maestro d’armi Renzo Musumeci Greco. Ci sono Battisti, De André, Aznavour, persino la Vita spericolata di Vasco in versione patinata, bella e speciale. In mezzo, il monologo di Salvatore Lojacono da Questi fantasmi di Eduardo De Filippo, la macchietta di Nicola Quagliarulo con la sua impudenza surreale, il Gracias a la vida di Violeta Parra che diventa esorcismo, macumba di eterna giovinezza... Massimo “recita” persino la visita di papa Giovanni XXIII ai carcerati di Regina Coeli. Il resto è umanità: da dipanare nell’ugola nera del senegalese Badarà, nella nostalgia immensa di Rundinella, abbracciati, come l’attore, a una ballerina bianca.
di Rita Sala.
|