02 feb 2009
MASSIMO RANIERI A LUGANO: HO CANTATO L'AMORE, MA NON SONO RIUSCITO A VIVERLO








LUGANO 
Un bagno di folla ha accolto ieri sera al Palazzo dei Congressi Massimo Ranieri, protagonista del concerto "Canto perchè non so nuotare 40 anni!. Un'occasione per il pubblico ticinese di ascoltare in musica la lunga carriera di colui che può essere definito a tutti gli effetti un cant-attore. Un artista che ha saputo fondere alla perfezione l'arte del bel canto con l'estro della recitazione. Un binomio che nel caso di Massimo Ranieri ha generato perle di incontrastata bellezza non solo in fatto di canzoni, ma anche a teatro e al cinema. "Sono venuto diverse volte a Lugano. E' una città stupenda. La prima volta che la vidi restai così stupefatto dalla sua bellezza che decisi di voler acquistare una casa sul lago. Non è mai stato possibile farlo a Lugano, ma un giorno vidi una casetta vicino Roma che si affacciava su di un laghetto e decisi di acquistarla. A Lugano ho messo piede per la prima volta 40 anni fa. Con i miei amici andammo al Casinò. Io restai fuori e loro andarono a giocarono. Tornarono poco dopo portandomi la vincita: erano 1000 franchi". E' lui stesso a spiegarci poco prima di salire sul palco - il titolo del concerto proposto al Palazzo dei Congressi. Se sono diventato un cantante lo devo al fatto che non so nuotare. Avevo 9 anni, e i miei amichetti avevano capito che avevo una bella voce. Per racimolare qualche soldino dai clienti dei ristoranti mi mettevano su uno scoglio e mi obbligavano a cantare, altrimenti mi avrebbero gettato in mare. Io ero terrorizzato dall'acqua, e per non finire in mare cantavo senza sosta". Ha poi però fatto pace con il mare? Solo molti anni più tardi, attorno ai quaranta quando ho iniziato a nuotare. Nel frattempo però ha nuotato per oltre 40 anni nel mondo dello spettacolo. Che rapporto ha con il suo passato? Di grande tenerezza. Quando canto Rose rosse o Erba di casa mia o Vent'anni penso al Massimo ragazzino. Ero praticamente un bambino, e pur non essendo particolarmente vincolato al mio passato, non posso fare a meno di provare una profonda tenerezza". Come è riuscito a stare a galla per tutti questi anni? Attraverso tanti sacrifici. Il duro lavoro e il sacrificio sono alla base del successo. Il successo va curato e va sorretto e questo puoi farlo solo attraverso la dedizione al lavoro. Il pubblico, che è un animale meraviglioso, riesce a captare quando dietro a una carriera si nasconde sacrificio e lavoro. Si guarda mai in Tv quando fanno vedere le sue vecchie partecipazioni televisive? No. Mai. Non mi riguardo mai. Mi guardo solo allo specchio, e mi basta questo. (ride)" Non si guarda perchè ha un pessimo rapporto col tempo che passa? Non ho nessun rapporto col tempo che passa. La mia vita è già proiettata nel futuro. Il mio sguardo è davanti. Sto già pensando al disco che dovrò realizzare fra un anno (sarà un doppio disco di canzoni napoletane, ndr), e alla regia di due opere liriche che dovrò curare, 'l'Elisir d'amore' a Bari e il 'Don Pasquale' a Taormina". Tornando alla formula del successo cosa pensa di questi ragazzi che partecipano ai reality show per sfondare nel mondo dello spettacolo? Mi fanno molta tenerezza.. Le trasmissioni sono paradisi artificiali. Regalano solo fumo negli occhi. Ai ragazzi danno l'impressione di essere già  dei divi, in realtà  non ci si rende conto che il duro deve ancora arrivare, che il lavoro inizia solo dopo. La grossa difficoltà è riuscire a mantenere il successo. Altrimenti si finisce per cullarsi su ciò che si ha sul momento, ed è lì che la vita ti frega". Lei lo avrebbe mai fatto un reality show come Music Farm? "Ai miei tempi non c'erano. C'erano però Canzonissima, i Cantagiro, che potrebbero essere gli X-Factor di oggi, con l'unica differenza che lì c'erano artisti del calibro di Gianni Morandi, Iva Zanicchi, Ornella Vanoni. Credo che se nascessi oggi finirei pure io per partecipare a un X-Factor se questa è l'unica strada per farsi notare. L'importante è considerare il tutto come un occasione per farsi conoscere. Dopo però bisogna lavorare sodo. Studiare e non fermarsi mai. Oggi invece nel mondo dello spettacolo mi sembra che ci sia molta poca voglia di lavorare". Cos`è che non funziona? Non funziona questa voglia di diventare famosi a tutti costi. La frenesia dell'apparire e di diventare delle star. Io sono diventato famoso dopo anni di gavetta, è stato un successo costruito a piccoli passi. Una gavetta iniziata con il nome di Brunello. Poi i primi dischi con il nome di Gianni Rock, e infine il grande successo nazionale e internazionale. Nel frattempo cosa ha perso per strada? Ho lasciato per strada la famiglia. Gli affetti. L'amore. Mi è capitato diverse volte di incontrare l'amore, la donna giusta con la quale mettere su famiglia. Ma alla fine l'ho sempre tradita per correre dal mio pubblico. Ho sacrificato la mia vita privata per le canzoni. Una carriera di successi vuol dire anche tanto denaro. Che rapporto ha con i soldi? I soldi devono servire a stare meglio. Non devono servire per diventare ricchi. Tanto prima o poi a tutti noi spetta la stessa fine. Che ce ne facciamo dei soldi quando sarà  arrivata la nostra ora? I cimiteri sono già pieni di troppi ricchi. Come spende i suoi soldi? Li spendo investendoli nel mio lavoro. Produco spettacoli, dischi. E tutto questo investimento mi viene ripagato dal pubblico che sembra apprezzare ogni volta i miei spettacoli perchè capisce che dietro a ciò che vede c'è dedizione, cura e rigore. Ha visto il film Tomorrow? Non ho visto il film, ma ho letto il libro. E da napoletano che cosa ne pensa? E' un libro straordinario. Ma soprattutto ammiro la forza e il coraggio di Roberto Saviano, l'autore di un libro cruento e amaro. Un libro offensivo per Napoli, perchè ha messo in mostra delle problematiche della mia città che non tutti volevamo vedere, ma che purtroppo ci sono. Eppure qualche napoletano ha storto il naso e si è attaccato al vecchio detto di andreottiana memoria secondo la quale i panni sporchi si lavano in famiglia. All'estero non è stata una bella immagine per Napoli. Un tempo l'immagine dell'Italia era quella della mafia. Oggi ci vedono camorristi. Ma è importante far capire all'estero che gli italiani non sono nè mafiosa nè camorristi. Siamo un popolo di gente civile i cui antenati erano uomini del calibro di Leonardo Da Vinci, Giotto, Cellini, Gallilei. Purtroppo la notizia buona non fa mai audience e si preferisce guardare al male. Sal Feo
 

 
 
 
 
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