06 nov 2008
RIVIVONO IN UN MUSICAL I «POVERI MA BELLI» DELL' ITALIA ROMANTICA








CORRIERE DELLA SERA (5 novembre)
Il debutto Bianca Guaccero protagonista dello show, Massimo Ranieri regista: in scena la nostalgia. Sul palcoscenico la storia di bulli e pupe ambientata a Trastevere e ispirata dal celebre film di Dino Risi.

MILANO - Due bulli e tre pupe, quelli della Trastevere anni ' 50, stanno per rivivere in versione musical. 'Poveri ma belli', famoso film di Dino Risi che rimise in attivo le casse Titanus, sta per debuttare nella nuova edizione, scritta da Massimiliano Bruno ed Edoardo Falcone: «prima» di rodaggio a Fabriano l' 8 novembre e dal 25 al Sistina a Roma. Massimo Ranieri, già regista di opere liriche, l' ultima 'Cenerentola', dirige per la prima volta la commedia musicale. E ne fa anche questione di entusiasmo, di particelle della sua giovinezza che devono essere messe in circolo, passare al pubblico: «E' difficile trasmettere il proprio passato e la propria nostalgia, ma io ce le metto dentro con entusiasmo vero, perchè gli anni ' 60, verso cui abbiamo spinto la storia, sono stati anche i miei. Quelli delle prime ragazzine, dei primi complessini, anni di lavoro perchè non potevo permettermi di fare lo smargiasso, con tutti i sentimenti d' epoca a cavallo di un cambiamento di costumi in cui ancora ci riconosciamo con una commozione». Nello spettacolo ci saranno tenerezze, leggerezze e affetti «le stesse che provai vedendo la prima volta il film anni fa e rivedendolo ora, tirandolo fuori dall' angolo dei ricordi». Come mai fa il regista? «Mi piace trasmettere ora ai giovani lo stesso entusiasmo e la stessa carica che hanno dato a me, persone come Bolognini, Scaparro, Patroni Griffi, Garinei, De Lullo e Valli, ma soprattutto Strehler che in un certo senso li comprende tutti e che mi ha fatto capire che senso ha il teatro. Capisco ora che per questo lavoro bisogna avere una gran pazienza e bisogna amare e coccolare molto gli attori come li amo e li coccolo io da sempre». Il musical 'Poveri ma belli' (Milano la prossima stagione) con le coreografie di Franco Miseria, sarà liberamente tratto dalle storielle amorose di Arena e Salvatori con la Panaro, la De Luca e Marisa Allasio, il cui fondo schiena sui poster mise in allarme anche papa Pio XII.
«I fatti sono quelli, gli anni pure: non vogliamo una data perfetta, vogliamo rimettere in circolo sentimenti semplici e ancora validi con le musiche di Gianni Togni che sono un mix di richiami d' allora, l' epoca di Elvis e delle chanson da Rive Gauche. Anni interessanti, goduti, vissuti, che mi hanno dato molto anche se ho sempre lavorato troppo e non avevo il tempo di guardarmi intorno». Un' Italia più tenera, romantica e povera, inevitabilmente con un plus valore di nostalgia verso chi non sarà più in platea: «Omaggiamo la memoria di tre grandi, di Pietro Garinei, del grande Dino Risi e di Goffredo Lombardo, capo della Titanus, il cui figlio Guido entra con questo musical per la prima volta in produzione teatrale insieme al Sistina». Spesso è difficile trovare misure giuste. Quelle fisiche, Ranieri intende, perchè oggi le maggiorate non vanno di moda ma per il ruolo della «bomba» Allasio ha scelto Bianca Guaccero, Assunta Spina in tv e Angelica nel Gattopardo teatrale. E che, come gli altri interpreti, ha una fisicità adeguata al quel nostro passato remoto. «La Guaccero canta e balla molto bene e anche gli altri mi sembrano giusti nel ruolo, Michele Carfora, che ha stile personale, Antonello Angiolillo, che erano tutti sulla "chorus line" della Rancia; ed Emy Bergamo, Francesca Colapietro e Fabrizio Paganini, uno dei 7 fratelli della famiglia ballerina. Ho voglia di fare un grande show da un grande titolo, leggero, bello ed elegante».
Come si spiega lei il grande successo della serie? «Era il lancio dei divi italiani che si battevano con i grandi di Hollywood: noi lanciammo bei ragazzi come Arena e Salvatori, esempi di star maschili, ma c' erano anche Ettore Manni e caratteristi del tempo, Virgilio Riento e due Carotenuto. Era soprattutto una semplice storia d' amore, era chiara a tutti». Maurizio Porro
 

 
 
 
 
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