03 nov 2008
SCAPARRO: «LE EMOZIONI UNISCONO CINEMA E TEATRO»








Il regista ha presentato 'L'ultimo Pulcinella' Di MARIANGIOLA CASTROVILLI  2008-11-01 ROMA

Bello l'ultimo film di Maurizio Scaparro, grande regista prevalentemente teatrale ma che sa usare il mezzo filmico a meraviglia. Per lui teatro e cinema dovrebbero allearsi contro ignoranza e violenza, proprio come ne L'ultimo Pulcinella, interpretato da Massimo Ranieri, che chiude fuori concorso il Festival Internazionale del Film di Roma. Bello per la poesia, la bravura del cast capitanato da un Massimo Ranieri strepitoso che, invecchiando, somiglia sempre più ad Eduardo. Girato tra Napoli e Parigi, poco Ville Lumiere e molta banlieu, che ti affascina e ti prende il cuore. Pericolosa per i piu', tenuta d'occhio dalla polizia ma casa per gruppi multietnici che lì trovano una propria identità e dimensione. Liberamente ispirato a un soggetto di Roberto Rossellini, si parte da Napoli dove Michelangelo (Ranieri), attore non più giovanissimo che stenta a guadagnarsi da vivere, recita per strada le storia di Pulcinella. Con suo figlio Francesco (Domenico Balsamo) ha un rapporto difficile, e il ragazzo, testimone di un omicidio di mafia, scappa a Parigi dall'amica Cecilia (Carla Ferraro). Il padre preoccupato lo raggiunge e ritrova un vecchio amico (Jean Sorel), professore alla Sorbona e Faiza, la sua assistente (Margot Dufrene), che lo aiuteranno a riconquistare la fiducia del figlio. Insieme conoscono un'attrice in pensione (Adriana Asti), proprietaria e custode di un teatro decaduto, ma pieno di fascino. Sarà  Cecilia, che ha una grande influenza politica su molti giovani del quartiere, magrebini, francesi, italiani, ad aiutarlo a realizzare un sogno: rimettere in sesto il teatro e inaugurarlo con una più ce ispirata ad un soggetto inedito di Rossellini su Pulcinella. Scaparro, come mai quest'incursione nel cinema? «Il pubblico teatrale è superiore a quello delle partite di calcio. Non so se questa sia stata la spinta inconscia a fare il film. Una volta ad un mio spettacolo Spielberg mi disse: Sapessi quanto amo il teatro, come mi emozioni, facendomi capire che gli effetti speciali nascono dal cuore, non dalla tecnica, come l'incontro tra teatro e cinema che avviene sull'onda dell'emozione».

 

 
 
 
 
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